Sunday 15 February 2026 - 10:56
La Rivoluzione Islamica ha riportato l’Islam come attore dinamico sulla scena della storia moderna

La Rivoluzione Islamica ha riportato l’Islam al centro della storia moderna, trasformando fede, politica e società in un progetto di civiltà. Yusuf Tazgün, studioso turco, ne evidenzia il valore spirituale, sociale e culturale, sottolineando l’eredità viva dell’Imam Khomeini e l’importanza della fiducia in sé stessi per le nuove generazioni.

Agenzia Hawzah News – In occasione del 47° anniversario della vittoria della Rivoluzione Islamica, abbiamo intervistato Yusuf Tazgün, religioso dell’Associazione dei Sapienti dell’Ahl al-Bayt della Turchia (Ehlibeyt Alimleri Derneği, abbr. Ehla-Der), studioso e autore, formatosi presso il seminario di Qom. Egli afferma di aver ricevuto, nel periodo della sua formazione, un’influenza decisiva dagli insegnamenti dell’Imam Khomeini, dell’Allameh Tabataba’i e dell’Ayatollah Mesbah Yazdi.

Secondo Tazgün, interpretare la Rivoluzione Islamica del 1357 [1979] come un semplice trasferimento di potere significa non comprenderne lo spirito: «Certamente vi è stato il passaggio dalla monarchia alla Repubblica Islamica, ma la trasformazione decisiva non è stata solo politica: è stata prima di tutto intellettuale e spirituale. La Rivoluzione ha segnato il ritorno dell’Islam sulla scena della storia nell’era moderna come attore attivo, smentendo la pretesa del mondo moderno di relegare la religione a un ambito “privato e individuale”».

Lo studioso turco osserva che la Rivoluzione ha dimostrato in modo concreto che l’Islam non è soltanto un insieme di insegnamenti personali e pratiche cultuali, ma una visione organica capace di strutturare diritti, politica, economia e ordine sociale, offrendo criteri normativi ed etici per l’intera vita collettiva.

Tazgün sottolinea che la civiltà non si esaurisce in città e istituzioni, ma riguarda anche la visione dell’uomo, il modo di intendere la conoscenza, il rapporto tra potere ed etica e l’idea stessa di giustizia: «La Rivoluzione Islamica è intervenuta proprio in questi ambiti, offrendo, sulla base della Rivelazione, risposte a interrogativi fondamentali: quale uomo? quale società? quale Stato? In questa prospettiva, è stata più un progetto di civiltà che una semplice rivoluzione di governo».

Quanto al messaggio fondamentale della Rivoluzione, Tazgün afferma: «Indipendenza e dignità si realizzano solo all’ombra della servitù a Dio. La Rivoluzione Islamica si è posta tanto contro il dispotismo interno quanto contro l’egemonia esterna. Lo slogan “né orientale, né occidentale” non ha rappresentato una mera opzione politica, ma la proclamazione di un’indipendenza radicata nell’affermazione dell’adorazione esclusiva di Dio».

Il religioso turco evidenzia che la Rivoluzione ha rafforzato nei musulmani la consapevolezza di non essere condannati a seguire ideologie elaborate altrove, ma di poter formulare, a partire dalle proprie fonti e dal proprio patrimonio intellettuale, una teoria politica e sociale autonoma: «Nel XX secolo molte società musulmane si definivano all’ombra del capitalismo o del socialismo; la Rivoluzione Islamica ha proclamato: anche noi abbiamo una visione propria da proporre al mondo».

Egli aggiunge che la Rivoluzione ha riportato nella coscienza collettiva valori quali altruismo, martirio, pazienza e resistenza, sottraendoli alla dimensione puramente retorica e restituendo loro una forza etica concreta: principi che non sono rimasti slogan ideologici, ma hanno trovato espressione tangibile negli anni della guerra imposta e nel lungo periodo delle sanzioni.

Riguardo al pensiero dell’Imam Khomeini, lo studioso sottolinea che la sua caratteristica più rilevante è stata quella di concepire la religione non soltanto in funzione dell’aldilà, ma anche come principio ordinatore della vita terrena. Egli ha intrecciato spiritualità e politica, interpretando il fiqh non come un insieme statico di norme, bensì come un sistema dinamico e onnicomprensivo, capace di abbracciare tutte le dimensioni dell’esistenza. In questa prospettiva, la teoria della Velayat-e Faqih non si configura semplicemente come un modello politico, ma come un impianto teorico per la guida religiosa e morale della società.

Tazgün ricorda: «Nel pensiero dell’Imam Khomeini non vi è separazione tra politica e spiritualità. Pur essendo una guida politica, egli fu anche un eminente gnostico. In opere come “Quaranta Hadith” e “Adāb al-Salāt” ha trattato la purificazione dell’anima, l’ikhlāṣ (devozione sincera) e il cammino spirituale. La politica, nella sua visione, non è una mera competizione per il potere, ma uno spazio di responsabilità morale».

Egli evidenzia che il messaggio più rilevante per i musulmani di oggi è il superamento della «soglia della paura». L’Imam Khomeini, pur nel contesto degli equilibri di potere globali, ha dimostrato che è possibile condurre una politica fondata sulla verità: «Molte società musulmane non soffrono tanto per la mancanza di risorse, quanto per la carenza di fiducia in sé stesse».

Questo studioso turco osserva che la formazione presso il seminario di Qom ha profondamente segnato il suo approccio intellettuale: «La disciplina rigorosa degli studi, soprattutto nello studio dei principi del fiqh, abitua a un metodo sistematico e profondo. Imam Khomeini, Allameh Tabataba’i e Ayatollah Mesbah Yazdi mi hanno insegnato che il pensiero islamico non è un’eredità statica, ma una tradizione viva, critica e capace di dialogare con i tempi».

Egli ha inoltre evidenziato l’influenza decisiva di alcune figure nella sua formazione intellettuale: «Tra le personalità che hanno lasciato un’impronta profonda — non solo su di me, ma su molti seminaristi — vi sono innanzitutto l’Imam Khomeini, che ha trasformato il nostro sguardo sulla vita, sul mondo, sulla religione e sulla politica, e l’Allameh Tabataba’i, tra le figure più influenti per una comprensione corretta e profonda della religione».

Egli ricorda anche il compianto Ayatollah Allameh Mesbah Yazdi, sottolineandone l’approccio illuminante nel confronto con le correnti di pensiero moderne: «Pur restando saldo nella difesa della tradizione, non trascurava le questioni e le sfide del mondo contemporaneo».

Rivolgendosi ai giovani in occasione del 47° anniversario della Rivoluzione Islamica, Tazgün sottolinea: «La rivoluzione nasce dalla mente e dal cuore. Se un giovane non conosce le proprie fonti di fede, finirà inevitabilmente per pensare con categorie altrui». Osserva poi come, oggi, social media, università e cultura di massa influenzino profondamente il modo in cui le persone comprendono il mondo e attribuiscono significato alle proprie esperienze: «Una presenza efficace non si realizza con slogan, ma attraverso conoscenza ed etica».

In chiusura, Yusuf Tazgün ha espresso sincera gratitudine all’Agenzia Hawzah News per l’opportunità dell’intervista, sottolineando come i contenuti dell’Agenzia, sia scientifici sia intellettuali, rappresentino un contributo prezioso per il mantenimento e lo sviluppo della consapevolezza dell’Umma islamica. Ha infine auspicato che Dio benedica e renda durature tutte le attività dell’Agenzia, premiando il lavoro dei suoi collaboratori.

A cura di Mostafa Milani Amin

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